Parole: OGGETTI, MEMORIA, RICORDI
Poesia
LA VALIGIA DEGLI OGGETTI PERDUTI
Una vecchia, dolce signora
apre una valigia di cartone,
sente vicina la sua ora,
se n’è fatta ormai una ragione.
Tira fuori una bambola di pezza,
la radio trasmette una canzone.
Si rivede bambina con amarezza,
diventa triste, non regge il paragone.
Poi viene una lettera stropicciata
e delle scarpe da bambino strette:
il figlio gliel’aveva mandata,
poi ha smesso, e lui lo ammette.
Infine, ecco appare un cappello
che era del suo defunto marito:
il suo gesto d’amore era quello,
alla fine lei lo ha capito.
Gli oggetti parlano di memoria,
tutti raccontano una storia.
Chiude la valigia con un sospiro,
in un refolo arriva lo zefiro.
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Ecco una scena teatrale intensa e poetica in cui
una donna anziana riapre la valigia dei suoi ricordi e dialoga con le presenze
del passato che riemergono attraverso oggetti, musica e silenzio.
Titolo: “La Valigia degli Oggetti Perduti”
Personaggi:
ADELAIDE – donna anziana
BAMBINA – sé stessa da piccola
FIGLIO – adulto, figura del passato
OMBRA DEL MARITO – figura quasi muta, simbolica
VOCE – narratore esterno, poetico, fuori scena
(Scena. Luci calde. Una valigia chiusa su una sedia. Una tazza sbeccata a
terra. Una vecchia radio. Un orologio fermo sulla parete. Adelaide entra lentamente
con un mazzo di chiavi.)
VOCE
Ci sono valigie che non portiamo mai in viaggio.
Dentro non ci sono vestiti, ma anni.
Parole non dette.
Oggetti che hanno parlato per noi.
ADELAIDE
Tutto è lì dentro.
I giorni, le mani, le parole che non ho più detto.
Ma la chiave… no.
Sempre l’ultima a farsi trovare, come certe verità.
(Si inginocchia. Prende la tazza, la solleva. Sotto c'è una piccola
chiave.)
ADELAIDE
Eccola. Sempre nascosta sotto le ferite.
(Va alla valigia. Inserisce la chiave. Clic. La apre lentamente. Una luce
tenue si espande. Pausa profonda.)
ADELAIDE
Cominciamo.
PRIMO OGGETTO: LA BAMBOLA / LA RADIO / LA MADRE
(Adelaide prende una bambola di pezza dalla valigia. La guarda. Improvvisamente,
appare La Bambina sul fondo. Cammina lentamente verso Adelaide.
Arrivata accanto alla radio, la accende. Parte una canzone anni ’40,
dolce e graffiata. Risuona nello spazio.)
BAMBINA
La mamma la metteva ogni mattina.
E poi… cantava.
Stonata come una gallina con il mal di gola.
ADELAIDE (ride, commossa)
E tu ridevi così forte…
che le pentole tremavano.
BAMBINA
Sì.
Ma poi… quando se ne è andata, io ho smesso.
ADELAIDE
Anche io.
(Pausa. Le due si guardano. La bambina prende la bambola.)
BAMBINA
Mi facevi parlare con questa bambola quando non c’erano amici.
E io le raccontavo tutto. Anche di te.
ADELAIDE
Lo so.
BAMBINA
Pensavi che fossi sparita?
ADELAIDE
No. Solo... mi sono dimenticata dove ti avevo messa.
BAMBINA
Insieme a mamma raccontavi favole senza fine.
Ma poi la voce si è abbassata. E un giorno... si è spenta.
ADELAIDE
Mi sono stancata. Ma non ti ho mai lasciata davvero.
BAMBINA (sorridendo)
Lo so.
Era solo sonno.
Poi come la bambola mi hai chiusa dentro quella valigia.
ADELAIDE
Per paura di sentire troppo.
(Silenzio. La Bambina le restituisce la bambola.)
BAMBINA
Ora puoi tenerla. Io… sono cresciuta.
Ma non mi sono persa.
(La Bambina si allontana. Scompare nella penombra. Adelaide guarda la bambola
un momento, poi la ripone lentamente nella valigia.)
SECONDO OGGETTO: LETTERA E SCARPE / FIGLIO
(Adelaide tira fuori una lettera piegata. Pausa.
Una Voce maschile si sente da lontano: è il Figlio. Poi compare fisicamente.)
FIGLIO
Ciao mamma.
Scrivevo, perché chiamarti mi fa tremare la voce.
Scrivevo per dire che... mi manchi. Anche se ero sempre di corsa.
ADELAIDE
Tu eri il mio tempo.
Da quando sei andato… l’orologio si è fermato.
(Indica prima l’orologio alla parete fermo e poi prende dalla valigia
un paio di scarpe da bambino)
ADELAIDE
Queste scarpe dicevi: “Mi stanno strette.”
E io non capii che parlavi anche di me.
Di quello che ti avevo costruito.
FIGLIO
Sono cresciuto lontano, ma ho portato via tutto.
Anche il profumo del tuo armadio.
Sai che strano?
Certe sere apro cassetti vuoti, solo per ricordare.
(Adelaide porge le scarpe.)
ADELAIDE
Ti stavano strette.
Le hai lasciate nel giardino.
Io... non le ho mai buttate.
FIGLIO (prendendole)
Le ho superate. Ma sono ancora parte di me.
(Pausa. Poi le restituisce sia la lettera che le scarpe.)
FIGLIO
Ora puoi metterle via.
Non sono più io.
Ma sono ancora parte di te.
(Scompare. Adelaide ripone lettera e scarpe nella valigia. Silenzio.)
TERZO OGGETTO: IL CAPPELLO / MARITO
(Adelaide prende un cappello da uomo. Lo tiene tra le mani. Silenzio.
L’Ombra del Marito entra lentamente, senza rumore.)
ADELAIDE
Pensavo che saresti rimasto lì, muto come allora.
Ma anche il silenzio, col tempo… parla.
OMBRA DEL MARITO (voce bassa, profonda)
Ti guardavo ogni sera.
Tu vivevi nei gesti. Io... mi nascondevo nei miei.
ADELAIDE
Non bastava.
OMBRA DEL MARITO
Lo so.
Ma tutto quello che ho lasciato… è in questo cappello.
(Lui prende il cappello dalle mani di lei. Lo indossa. Guarda la stanza. Poi
se lo toglie.)
ADELAIDE
Tu tornavi ogni sera.
Ma non dicevi nulla.
OMBRA DEL MARITO
Mettevo il cappello nello stesso punto.
Era il mio “ci sono”.
ADELAIDE
Ora lo so.
OMBRA DEL MARITO
Questo... ha ancora la forma della mia fronte.
Toccalo.
Ci sono io.
(Adelaide lo accarezza. Lo ripone nella valigia.
Tutti i personaggi sono scomparsi. Silenzio.)
FINALE
(Una luce calda si accende lentamente in fondo alla scena.
Adelaide chiude lentamente la valigia.
Si volta verso il pubblico.)
ADELAIDE
Li ho lasciati tutti andare.
E ognuno è tornato.
Per dirmi che posso farlo anch’io.
Ora che tutto è a posto…
...la valigia può restare chiusa.
(Prende la valigia. Fa due passi verso la luce. Si ferma. Guarda il pubblico.)
ADELAIDE
Chi conserva…
non trattiene.
Protegge.
(Va via lentamente verso la luce. Sipario.)
VOCE (fuori scena, come epilogo)
Ci sono oggetti che trattengono il tempo.
Bambole, scarpe, cappelli.
Non servono per vivere.
Ma per non dimenticare di essere vissuti.
FINE