Poesia
LA GRANDEZZA DEI GIORNI NORMALI
A me hanno sempre affascinato
i grandi uomini della storia,
sono certo rimasti nella memoria
di questo mondo che non dà fiato.
Parlo di chi, come Napoleone,
dal niente conquistò una nazione;
diventò persino imperatore,
la sua vicenda ha fatto proprio rumore.
L’Europa intera si è rivoltata
e lo hanno messo in un’isola sperduta.
Che dire di Alessandro Magno,
che di avere tutto aveva il sogno?
Qui in Italia tutti di sicuro ammirano
Garibaldi, l’eroe dei due mondi.
Giovani, adulti e vecchi sognano
di essere eroi come Achille,
non ricevere da nessuno comandi:
si sentono proprio uno su mille.
Ma io ricordo anche i grandi della scienza
come Leonardo, Darwin, Einstein o Galileo:
di loro non si può davvero fare senza,
non è una partita a Scarabeo.
Per non parlare di quelli dell’arte
che riempiono la vita di bellezza.
Io ho sempre avuto una certezza:
con lei, mettendo il resto da parte,
l’uomo arriva a una perfezione divina,
come vedi nella Cappella Sistina.
Van Gogh, Monet o Botticelli,
i vostri quadri son davvero molto belli.
E poi voi, Michelangelo e Canova,
Picasso e tutta l’arte nuova.
Perdonatemi tutti se ardisco
a parlarvi così in modo diretto,
ma devo dire – e con questo finisco –
con tutto il possibile rispetto,
che nel mio piccolo sono anch’io
un grande uomo, lo ammetto.
Ovviamente lo giudicherà Dio.
I grandi uomini sono celebrati,
quelli normali invece bistrattati.
Ma vuoi mettere quanto è dura la fatica
senza poi nessuna soddisfazione?
Io lo faccio, tu non so mica,
tirare avanti ogni giorno la carretta:
dopo tutto me ne faccio una ragione,
trovo pace e fumo una sigaretta.

------------------------------------------------------------
Ecco una scena teatrale tratta dalla poesia “La
Grandezza dei Giorni Normali”. Si tratta di un dialogo tra due amici.
Titolo: “La Grandezza dei Giorni Normali”
Personaggi:
MARCO – Uomo semplice, profondo, stanco ma lucido.
LUCA – Amico concreto, ironico, osservatore partecipe.
(Luce calda e sfumata. Una sedia, forse una panchina. Marco è solo
in scena, seduto, semplice, una tazzina in mano o una sigaretta spenta tra
le dita. Guarda nel vuoto. Pausa. Poi si rivolge lentamente al pubblico come
se parlasse tra sé e sé.)
MARCO
A me…
a me hanno sempre affascinato i grandi uomini della storia.
Quelli che stanno nei libri.
Che basta il nome per evocare un secolo intero.
Quelli di cui si dice: "lui ha cambiato tutto."
Napoleone, per esempio.
Da niente a imperatore.
Un uomo che comandava eserciti con lo sguardo.
Poi, certo… finisce su un’isola,
con i sogni ripiegati come l’uniforme.
Ma chi può dire che non sia stato grande?
(Si sente un rumore leggero. Entra lentamente Luca, con passo tranquillo.
Osserva Marco da dietro, poi parla con tono amichevole.)
LUCA
Parli da solo, Marco?
MARCO
(leggera sorpresa, si volta appena)
Ah, sei arrivato. Intanto pensavo a Napoleone.
A mio figlio ieri l’ho aiutato a fare i compiti di storia.
Gli ho detto che è stato un grande.
Ora pensavo a quale è stato l’uomo più grande di tutti.
Uno come Alessandro Magno…
che a trent’anni aveva conquistato il mondo
e poi si è messo a piangere
perché non c’era più nulla da conquistare.
LUCA
Io, a trent’anni, piangevo perché la banca non mi dava un prestito.
MARCO
Già. È questione di proporzioni.
LUCA
Vabbè, che mi dici di Garibaldi?
MARCO
Eroe dei due mondi.
Ha unito un Paese col cuore, il coraggio…
e con solo mille soldati ha sconfitto un esercito.
LUCA
Io cerco solo di unire l’orario dell’asilo con quello della metro.
È già tanto.
MARCO
Anch’io, da ragazzo, sognavo di essere come Achille:
forte, libero, senza padroni.
Poi suona la sveglia alle sei e trenta…
e Achille lascia il posto al pendolare con il termos in mano.
LUCA
Con l’armatura fatta di caffè e schiena a pezzi.
MARCO
Ma i grandi non sono solo quelli con la spada.
Ci sono anche quelli col cervello che brucia.
Leonardo…
Leonardo da Vinci, quello sì che era un genio.
Pittore, ingegnere, anatomista, inventore.
Disegnava macchine volanti
mentre gli altri avevano paura delle nuvole.
LUCA
Aveva il futuro dentro.
E cercava di disegnarlo a matita.
MARCO
Galileo.
Ha alzato gli occhi al cielo
e ha detto: “Guardate che non gira tutto intorno a voi.”
LUCA
E gliel’hanno fatta pagare.
La verità, se non conviene, è come parlare al vento.
MARCO
Eppure…
quell’“Eppur si muove”, anche se forse non l’ha mai
detto…
è una delle frasi più coraggiose della storia.
LUCA
E Darwin?
MARCO
Che ha capito che veniamo dalle scimmie.
Che ci ha ricordato che non siamo creature perfette,
ma figli del tempo e del cambiamento.
Veniamo dal basso,
dal coraggio di sopravvivere.
LUCA
Come ogni giorno di quelli veri.
MARCO
E poi Einstein,
con quei capelli da pazzo e la testa piena di formule
che nessuno capisce.
LUCA
Lui sì che ha cambiato il mondo.
MARCO
Io… cambio il filtro del climatizzatore una volta all’anno.
E già mi sento un genio.
LUCA
E i grandi artisti? Lì si vola alto.
MARCO
Van Gogh, Monet, Botticelli…
Ognuno con la sua luce.
E Picasso, che ha rotto il mondo
e l’ha rimesso insieme a modo suo.
Dopo di lui l’arte non è stata più la stessa.
Prima regnava l’ideale di bellezza classico.
LUCA
Greci e Romani… Facevano belle statue però.
MARCO
Scolpivano il marmo come se fosse pelle viva.
Come se ci fosse un cuore che batte lì dentro.
Sembravano dire:
“Siamo uomini, ma più vicini agli dèi.”
LUCA
Parlando di scultura, il meglio resta Michelangelo.
MARCO
Già. Lui liberava anime nel marmo.
Davide, la Pietà, il Mosè…
Ti guardano.
E ti senti minuscolo… e immenso.
LUCA
E Canova?
MARCO
Ha fatto danzare la perfezione.
Amore e Psiche…
un abbraccio d’aria.
LUCA
E tu, Marco?
MARCO
Io…
mi alzo alle sei.
Esco con le occhiaie.
Lavoro otto, nove, dieci ore.
Torno, porto a spasso il cane,
metto a letto i bambini…
poi magari mi siedo.
Guardo una parete.
LUCA
Che non è la Cappella Sistina.
MARCO
Già. Quella che nemmeno la voleva fare Michelangelo.
E gli è uscita un capolavoro.
Proprio come me con la parete, ma mia moglie ha tanto insistito.
Ma almeno adesso la parete è mia.
L’ho pitturata io.
Con le mani.
Con le mie giornate.
LUCA
Chi sei, Marco?
MARCO
Uno qualunque. Forse.
Ma ho fatto il possibile per restare in piedi.
E se un giorno Dio vorrà giudicarmi…
gli porterò la mia vita così com’è.
Senza statue. Senza libri.
Ma vera.
LUCA
Perché i grandi vengono celebrati…
MARCO
Ma i normali tengono su il mondo.
E nessuno li applaude.
LUCA
Tirare avanti la carretta non è una frase.
È vita.
MARCO
È alzarsi stanco morto.
È lavorare senza sentirsi importanti.
È avere paura e sorridere lo stesso.
È prendere un treno ogni giorno come fosse una trincea.
È dire “va tutto bene” con la tempesta dentro.
LUCA
È mettere via un sogno per pagare la bolletta.
È portare i figli a scuola,
correre al lavoro,
tornare, cucinare, compiti, silenzio…
MARCO
…guardare il soffitto.
Respirare.
E pensare: “Anche oggi è andata.”
LUCA
Non ci sono medaglie.
MARCO
Ma c’è dignità.
E se questo non è grandezza…
non so più che cos’è.
LUCA
Con tutto il rispetto per gli eroi…
MARCO
Anch’io, nel mio piccolo…
sono stato qualcosa.
LUCA
E se il cielo ascolta?
MARCO
Gli dirò solo questo:
"Ho tirato la carretta.
Con fatica, amore, rabbia e pazienza."
E ogni tanto…
mi sono concesso una sigaretta.
(Luca lo guarda. Pausa. Si siede accanto a lui. Silenzio condiviso.
Marco accende la sigaretta. La luce si abbassa lentamente. Restano lì,
fermi, insieme, nella quiete.)
(Buio.)
FINE