Parole: EMOZIONI, ASCOLTO, ACCOGLIENZA, EQUILIBRIO

Dialogo
L’UFFICIO RECLAMI DELLE EMOZIONI
Clara entra in un ufficio surreale dove le sue emozioni prendono voce una a una e la travolgono Ansia corre troppo Nostalgia la tira indietro Invidia punge Senso di Colpa insinua e Rabbia arriva sempre tardi Indifferenza invece non si presenta mai Gioia c’è ma scappa Clara non cerca di eliminarle vuole solo che smettano di fare riunioni senza di lei e capisce che forse basta dar loro ascolto e trovare un ritmo diverso dove non comanda nessuna ma tutte hanno il loro turno e lei al centro finalmente col microfono in mano

------------------------------------------------------------

Ecco il dialogo dove Clara entra all’Ufficio Reclami per denunciare il caos emotivo che la abita e si ritrova faccia a faccia con Ansia, Nostalgia, Rabbia e tutte le altre che parlano forte, esistono davvero e chiedono ascolto più che soppressione mentre lei capisce che forse non deve zittirle ma solo imparare a metterle in fila e ascoltarle una per volta.

Titolo: “L’Ufficio Reclami delle Emozioni”


Personaggi:
CLARA – protagonista, ironica, 35–45 anni
IMPIEGATA – algida, burocrate dell’invisibile
ANSIA – iperattiva, stile personal trainer del panico
NOSTALGIA – diva decaduta, anni ‘80
INVIDIA – elegante e velenosa
SENSO DI COLPA – mellifluo, insinuante
INDIFFERENZA – assente con disprezzo
GIOIA – luminosa ma instabile
RABBIA – energica, esplosiva, sempre in ritardo

Scena. Luci. Una scrivania con un cartello: “UFFICIO RECLAMI EMOZIONI. Orario variabile. Non lamentarti: sentiti.”]

CLARA
(entrando trafelata, al pubblico)
Buongiorno, sì, salve, sono qui per fare un reclamo.
O meglio… più reclami.
Vorrei presentare un esposto multiplo, cumulativo, universale, cosmico se serve.
Contro le mie emozioni. Tutte. Nessuna esclusa.

IMPIEGATA
(senza scomporsi)
Modulo 7-E, foglio doppio. Scriva in stampatello.
Tipo di disagio: improvviso, ricorrente, passeggero o catastrofico?

CLARA
Catastrofico... da salotto.
E cominciamo dall’Ansia, grazie.

[Suono metallico. Entra Ansia, correndo con tablet, cuffie, auricolari e una t-shirt con scritto: “MEGLIO SE PEGGIO”.]

ANSIA
Pronta! Dove? Cosa c’è da anticipare, proiettare, ingigantire?
Sono qui per ricordarle i 58 scenari in cui potrebbe deludere qualcuno domani!

CLARA
Mi hai svegliata alle 4 di notte per ricordarmi che non ho ancora risposto a un’email di marzo.

ANSIA
Esatto! E non è stato facile. Ho dovuto passare cinque strati di rimozione e due sogni su Brad Pitt.
Ma ce l’ho fatta!

CLARA
Era una newsletter di un negozio di cuscini!

ANSIA
Le emozioni non controllano se una cosa è importante.
Noi... entriamo appena sentiamo odore di "possibile disastro".

[Ansia esce di corsa, già controllando il calendario.]

CLARA
Va bene. Passiamo alla signora Nostalgia, prego.

[Entra Nostalgia, con un foulard anni ‘80, un walkman, trucco sfumato e occhi lucidi.]

NOSTALGIA
Clara… ti ricordi quando ascoltavi gli Oasis nel walkman arancione, con il vento nei capelli e nessuna bolletta da pagare?

CLARA
Avevo 13 anni e l’acne. Nessuno mi parlava se non per insultarmi.

NOSTALGIA
Sì, ma era un insulto sincero! Ora ti sorridono solo le notifiche.

[Nostalgia esce, lasciando dietro una scia di profumo e malinconia anni ‘90.]

CLARA
(rivolta al pubblico)
Mi è apparsa nel mezzo di una riunione Zoom.
Io cercavo di condividere lo schermo, e nella testa: “Wonderwall” a tutto volume.

CLARA
E già che ci siamo… Vorrei segnalare anche… Invidia.

[Entra Invidia, vestita con gusto, tacco 10 e sguardo appuntito.]

INVIDIA
Ah, ecco. Finalmente.
Io cerco solo giustizia!
Perché loro possono avere un corpo scolpito, un cane che non abbaia e una moka che non sbrodola… e TU no?

CLARA
Perché sono su Instagram! Filtrano anche l’aria!

INVIDIA
Tu filtri solo il vino. Io soffro.
[Invidia esce lanciando un’occhiata gelida al pubblico.]

CLARA
E pure lui. Quello che arriva sempre quando ho voglia di vivere.
Senso di Colpa!

[Senso di Colpa entra lentamente, con cartella, camicia bianca e voce di velluto tossico.]

SENSO DI COLPA
Ti sei presa 20 minuti per guardare le nuvole…
E tuo padre non ha ancora fatto gli esami del sangue.

CLARA
Ci andrà lunedì.

SENSO DI COLPA
Sì… se non succede qualcosa prima...

[Senso di Colpa esce sussurrando cose che non si capiscono ma si sentono.]

CLARA
E infine… voglio segnalare la più subdola di tutte.
Indifferenza.

[Indifferenza non entra. Si sente solo una voce secca da fuori scena.]

INDIFFERENZA (fuori scena)
Non mi interessa.

CLARA
Non è venuta nemmeno oggi. Come sempre.

CLARA
Poi c’è Gioia. Quando c’è.

[Entra Gioia con un vestito fluo, bolle di sapone, sorrisi a raffica. Appare e scompare a intermittenza.]

GIOIA
Ehi! Oggi hai bevuto un caffè buono e non l’hai notato.
Vergogna!

CLARA
Perché ero occupata a cercare parcheggio da 47 minuti!

GIOIA
Dettagli! Guarda che luce! Che giornata! Che vita meravigl—
(puff! scompare)

[Gioia esce definitivamente, sventolando una bollicina.]

CLARA
E adesso, sì. Tocca a lei.
Rabbia.

[Entra Rabbia, tuta sportiva, fischietto, chewing gum, e passo deciso da boxeur.]

RABBIA
Scusa il ritardo, ma ogni volta che ti servivo mi trattenevi.
Io ero lì quando quella collega ti ha rubato l’idea. Lì, pronta a bruciare tutto.
E tu? “Va be’, l’importante è il lavoro di squadra.”
CLARA
Ero a due metri da un contratto! Non potevo insultarla davanti a tutti!

RABBIA
Potevi almeno strizzarmi! Un pugno al cuscino, un grido nel bagno…
E invece ora? Mi tengo tutto dentro, mi si gonfia il fegato, mi viene il reflusso!

[Rabbia esce sbattendo il fischietto contro la gamba.]

IMPIEGATA
(chiudendo un faldone)
Signora Clara, tutte le emozioni da lei citate sono attive e regolari. Nessun malfunzionamento.
Il problema è solo che… lei le ascolta troppo.

CLARA
(dopo una pausa, tenera)
E se invece fosse che nessuno ci ha mai insegnato cosa farne?
Di tutto questo rumore. Di questi segnali.
Io, lo giuro… non voglio eliminarle.
Vorrei solo che smettessero di fare riunioni alle mie spalle.

[Tutte le emozioni abbassano lo sguardo da fuori scena. Ansia prende appunti. Rabbia sbuffa. Nostalgia si soffia il naso.]

CLARA (al pubblico):
Alla fine ho capito che non devo farle fuori.
Devo solo… metterle a turno.
Come in lavatrice. O in un gruppo rock.
E magari io, al centro, a dirigere.
O almeno… a tenermi il microfono.

FINE