Parole: ORIGINALITÀ, INVENTIVA, SOLIDARIETÀ

Dialogo
LA DONNA DELLE PULIZIE
Nella ricerca di una nuova donna delle pulizie mi sono imbattuto nel gesto gentile e disinteressato di un signore sconosciuto. La soluzione la ho poi trovata da solo: era sotto i miei occhi proprio come la soluzione dell’aneddoto dell’uovo di Colombo. Da questa vicenda è nato un dialogo teatrale.

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Ecco il testo teatrale. In un angolo tranquillo di città, tra tavolini di ferro e luci soffuse, due amici si ritrovano dopo un po’ di tempo. Parlano di vita quotidiana, fiducia, piccoli gesti e umanità. Il dialogo è una conversazione intima e autentica che, attraverso un'esperienza semplice, ci ricorda quanto le soluzioni più vere — e le connessioni più sincere — siano spesso proprio davanti ai nostri occhi.

Titolo: “La Donna delle Pulizie”


Personaggi:
GIANNI – Uomo di mezza età, riflessivo.
PAOLO – Suo amico, più giovane, diretto e curioso.

Scena. Un tavolino all’esterno del Bar Il Cervo Nero. L’atmosfera è tranquilla, quasi intima. Tavolini in ferro battuto, lucine calde tra le piante rampicanti, l’aroma di spezie e caffè nell’aria.

Gianni è già seduto, un bicchiere di vino rosso tra le dita, lo sguardo perso.
Un cameriere passa leggero tra i tavoli.
Paolo entra in scena, con passo deciso e sorridente.

PAOLO:
(alzando un sopracciglio, scherzoso)
Oh, ma guarda chi si rivede!
Sei sparito, Gianni.
Tutto bene?

GIANNI:
(sorride appena, fa un cenno a una sedia)
Quasi bene, dai.
Oggi... oggi mi sento quasi felice.

PAOLO:
(si siede, incuriosito)
"Quasi"?
Che significa "quasi felice"?
O sei felice o non lo sei!

GIANNI:
(guardando il bicchiere, pensieroso)
Mah...
Diciamo che sono risalito da una settimana di preoccupazioni.
Non ero disperato, no,
ma sicuramente in uno stato di agitazione latente.
(pausa breve, poi si appoggia allo schienale)
Vedi, è successo che la ragazza che faceva le pulizie a casa mia mi ha detto che non poteva più venire.
Aveva realizzato, in parte almeno, il suo sogno:
è entrata in un corso da operatore sanitario che l’avrebbe impegnata tutti i giorni.
L’ho guardata negli occhi, brillavano di soddisfazione.
E non potevo certo tenerla legata a me.
Mi fidavo di lei.
Brava, silenziosa, precisa.
Solo dopo ho scoperto che mi chiedeva pure meno rispetto alle altre.
Ma sai…
quando una persona è onesta e fa bene il suo lavoro,
il prezzo passa in secondo piano.

PAOLO:
(appoggia il gomito sul tavolo, annuisce)
Eh, ti capisco.
Trovare qualcuno oggi che entri in casa tua e che ti ispiri fiducia
è come cercare acqua nel deserto.

GIANNI:
(sospira)
Proprio così.
Fiducia...
questa parola che ormai si usa quasi solo nei romanzi.
Ho iniziato a cercare una sostituta,
ma la verità? È stato un incubo.
Ho chiesto a conoscenti, parenti,
ho spulciato annunci sui gruppi Facebook…
la "donna delle pulizie ideale" è diventata un miraggio.
O erano impegnate,
o chiedevano cifre assurde,
o non rispondevano neanche al telefono.
(pausa)
C’è diffidenza.
Da entrambe le parti.
Loro non si fidano ad andare a casa di sconosciuti,
e noi non ci fidiamo ad aprire le porte di casa a chi non conosciamo.
E io, con la mia schiena così com'è,
non posso certo pulire casa come si deve.

PAOLO:
(con tono pratico)
Già…
e dove sei riuscito a trovarla alla fine?

GIANNI:
(abbassa la voce, quasi con sollievo)
Mi sono guardato attorno, proprio nel mio vicolo.
C'è un giovane senegalese che vive a pochi passi da casa mia.
Lo conosco, ci salutiamo sempre.
Ha una moglie e una bimba piccola.
La bambina per fortuna ora va all’asilo,
e sua moglie, che non lavora…
glielo chiesto
e la moglie si è offerta di aiutarmi.
(pausa)
Stamattina ha fatto le pulizie.
Non sai che sollievo.
Una persona gentile, educata, attenta.
Ha fatto tutto con rispetto,
e io, per la prima volta dopo giorni,
mi sono seduto senza ansia.

PAOLO:
(con tono incoraggiante)
Hai fatto bene a fidarti.
A volte le soluzioni migliori sono dietro l’angolo,
letteralmente.
È come se tu avessi trovato la soluzione all’enigma dell’uovo di Colombo.

GIANNI:
(sorride, tocca il bordo del bicchiere)
Sì, e ti dirò di più:
oggi sono felice perché, oltre ad aver risolto un problema pratico senza aiuti,
la cosa mi dà soddisfazione.
Ho trovato la soluzione più semplice,
come raramente capita,
che sta sotto gli occhi di tutti ma nessuno la vede.
E mentre ero alla ricerca della sostituta
ho riscoperto anche un po’ di fiducia nel genere umano.
(pausa, si guarda intorno)
Ti racconto una cosa:
ero seduto qui per mangiare, proprio a questo tavolo,
al Cervo Nero –
lo sai che cucinano pure, no?

PAOLO:
(ride)
Certo che lo so!
Ci ho mangiato un paio di volte.
Il loro spezzatino di cinghiale è da lacrime.
Cucina casalinga, sapori veri.
C’è ancora quel cuoco che sembra un poeta burbero?

GIANNI:
(annuisce con affetto)
Sì!
Quello con la barba lunga e la bandana,
sempre con la sigaretta spenta tra le dita.
È ancora lui.
E la cameriera, Anna,
si ricorda sempre che prendo il caffè corto senza zucchero.
(pausa)
Comunque…
ero qui, dicevo.
Avevo appena chiamato un amico per spiegargli la mia situazione,
vedere se conosceva qualcuno che potesse aiutarmi.
Avevo finito la telefonata,
stavo già sbuffando visto che il mio amico non mi offriva soluzioni immediate e concrete,
quando un signore seduto lì accanto –
un tipo tranquillo, sui sessanta,
giornale alla mano e bicchiere di aperitivo –
si gira e mi fa:
(imitando il tono gentile)
“Senta se vuole, le do il numero della mia donna delle pulizie.
È affidabile, non saprei ma magari è libera.”
(pausa)
Me lo ha detto così, senza esitare, con semplicità.
Non ci conoscevamo.
Nessun secondo fine.
Solo un gesto umano.

PAOLO:
(colpito, si appoggia allo schienale)
Wow…
vedi?
Ogni tanto capita ancora.
Gente che ascolta,
che si mette nei panni degli altri.
Una rarità.

GIANNI:
(fissa il vuoto per un momento)
Eh sì.
La donna era già impegnata, purtroppo,
ma il gesto di quel signore mi ha colpito.
Perché ormai viviamo così chiusi,
ognuno col suo guscio,
che anche solo parlare al vicino sembra un'invasione.
E invece...
ecco.
Un gesto piccolo.
Gentile.
Disinteressato.
(pausa breve)
Mi ha cambiato l’umore.
Mi ha fatto sentire... meno solo, ecco.

PAOLO:
(con sincerità)
Forse è proprio questo che ci manca, oggi.
Gesti gratuiti.
Un po’ di calore tra sconosciuti.
(pausa, poi sorride)
Sai che ti dico, Gianni?
Dovremmo fare anche noi un gesto gentile, oggi.
Offrire un bicchiere a quel cameriere stanco,
o lasciare una mancia senza farlo notare.
Così.
Per ricordarci che siamo ancora umani.

GIANNI:
(alza il bicchiere, sorridendo con più calore)
Hai ragione.
E sai una cosa?
Oggi mi sento quasi felice…
Ma grazie a tutto questo,
forse quel “quasi” lo possiamo anche togliere.

PAOLO:
(raccoglie il proprio bicchiere, divertito)
Sì…
senza contare
che adesso hai pure casa pulita.

(I due si alzano, brindano brevemente. Le luci calde del bar si riflettono nei bicchieri. Il cameriere li osserva con un sorriso discreto. Il tintinnio del vetro si mescola alle risate leggere di due amici che, per un momento, si sentono a casa nel mondo.)

FINE